RICORDO DI UN AMICO
Sara Tardonato mi aveva detto al telefono che questa volta dovevo essere io ad andare a casa sua, nel suo studio, lo stesso che fu di suo padre. Avevo annuito senza riserve, ovvia essendo la richiesta; se volevo vedere le opere di Sara e rivedere quelle di Franco non avevo scelta.
"Al civico sette di via Renato Simoni. Si ricorda dov'è? L'aspetto venerdì alle quattordici. D'accordo?"
"D'accordo".
Sì, mi ricordavo. La memoria, purtroppo, fissa in modo indelebile i fatti dolorosi della vita e quel pomeriggio pesante del 1984, in quella via dedicata al grande commediografo e critico, eravamo là in tanti con i visi tirati a domandarci con gli occhi umidi se poteva essere vero. Accidenti se mi ricordavo!
Quel venerdì salii la via Simoni sotto il caldo solleone dell'inusitatamente estivo marzo di quest'anno; la salii tutta, la via, poi tornai giù e la ripresi per fermarmi al civico numero sette; assolata, silenziosa e deserta (manco un'automobile parcheggiata!)apparve al mio spirito ancora carica della tensione di allora, e fui assalito da un attimo di agitazione, come un peso che m'opprimesse. Premetti il bottone del campanello, atto liberatorio. La voce di Sara definitivamente mi scosse.
"Buongiorno! Trovata subito la via di casa? Sa che da questo punto del giardino in queste serate si vede la cometa! Da casa sua si vede?"
"Ritengo di sì. Lo sperimenterò questa sera stessa".
La casa di Sara è un omaggio a suo padre. Lei discreta, le sue sculture le tiene appartate giù nello studio, una vicina all'altra in deposito, non in esposizione. Gli appassionati d'arte le vedranno al chiostro di Voltorre tra qualche mese e le diranno che è brava. Anch'io vorrò essere tra codesti visitatori. Oggi è Franco che mi interessa, che desidero rivisitare e che subito rivedo su tutte le pareti di casa nelle sue opere che troneggiano orgogliose, familiari trofei: dagli ineluttabili paesaggi della giovinezza - varesini, siculi e parigini - alle sue precise ed incisive scene di corrida e, soprattutto, alle "sue" donne. E questo è il punto, giacché Franco Tardonato decise un giorno che la sua attività di pittore sarebbe stata legata alla "figura" femminile. Una scelta convinta, irta di difficoltà, che impose all'artista una profonda analisi introspettiva del soggetto ed il superamento dell'idea di "forma" per riuscire a fissare sulla tela la "figura", cioè l'emozione sua dinanzi alla "forma". Nei tanti secoli passati decine di e decine di artisti interpretarono questo "eterno femminino", sempre diverso, trasferendo ai posteri, per mezzo appunto dell'immagine femminile, anche il modello di civiltà di un periodo storico. Dalle matutiche espressioni, chiara soprattutto di il simbolo della primitiva concezione che vedeva nella donna soprattutto il simbolo della fecondità, alla Venere di Milo, dalla Nike di Samotracia alla lunga Venere di Cranach, alle sensuali donne di Tiziano e veronese e su su, risalendo i secoli, sino alle "invenzioni" di - per citarne alcuni - Picasso, Modigliani e Moore, l'artista sempre utilizzò la figura femminile per fissare un fatto, un gusto; in sintesi per storicizzare avvenimenti..
Franco Tardonato non fu da meno. Mise sulla tela le ragazze d'oggi, belle (e non fu sua scelta, ma constatazione , perché sono tutte belle le ragazze di oggi!), ora felici e disinvolte, ora malinconiche, avvolte in camicette di seta, fasciate in blue-jeans di serie che sembran fatti su misura. Ed interpretò questa femminile giovinezza dapprima con l'impeto di rossi accesi, fiammanti ed infiammanti, per stemperarsi poi in toni più tranquilli, in varietà di verdi sereni dove l'eccitazione lascia il posto alla riflessione e alla meditazione.
Ecco io Franco lo ricordo così, impegnato dalla sua capacità artistica a lasciare un segno del presente, del "suo" presente, che oggi, alla attenta rilettura delle sue opere, appare più che mai anche il nostro. E mi fa piacere sapere che, insieme alle sculture di Sara, in quel prestigioso contenitore che è il Chiostro di Voltorre, ci saranno anche le sue opere, oli, chine e litografie; e brinderò dinanzi alla Ragazza del bar; mi parrà di fare un salto indietro nel tempo e d'essere ancora là, al tavolo di un qualunque bar di Varese, a discuter con lui d'arte, di mostre e di futuro.
Dal catalogo della Mostra "In arte Tardonato", Chiostro di Voltorre, Varese,1997
Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
Tel 0332.310203
info@saratardonato.com