Sara Tardonato - Scultrice Pittrice

 

 Antologia CriticaAntologia Critica

 

 

Sara Tardonato – Opere

di Francesca Pensa

Testo di presentazione della mostra NATURARTE 2007,
Oratorio dei Santi Simone e Giuda,
Muzza di Cornegliano Laudense, Lodi

 

La ricerca artistica di Sara Tardonato comincia con l’interesse per la terracotta, che permette alla scultrice, negli anni novanta, la realizzazione di opere nelle quali la figura si mostra come protagonista della composizione: compaiono così immagini di musicisti, di personaggi presi dalla realtà urbana oppure provenienti da mondi contadini trascorsi, di angeli trapiantati nelle nostre metropoli, resi con una plastica che testimonia, nelle superfici ravvivate dal colore e movimentate da un andamento irregolare, il pensiero progettuale dell’artista e il percorso della modellazione. Non raramente, i protagonisti di questi lavori plastici vengono inseriti nei lacerti di una ambientazione, che fanno loro da sfondo e che li completano in una sintesi visiva che si apre all’immaginazione e all’interpretazione di chi guarda.

La rappresentazione attorno alla figura arriva a completamento col tema delle donne bendate e legate a muri e a pareti, con risultati creativi che si avvicinano alla resa di una installazione e con effetti quasi scenografici oltre che plastici.

Ma il percorso della scultrice, guidato da una continua ricerca e da una costante volontà di rinnovamento, perviene, con il tempo di inizio del nuovo millennio, a una profonda riflessione, che trova sfogo nelle opportunità creative offerte proprio da Naturarte, alla quale l’autrice è invitata nel 2000, quando, nell’Antico Arsenale di Bertonico, si apre una collettiva dedicata al tema di Apollo e Dafne.

E’ questo soggetto particolare, nel quale il tema della natura ha una rilevante parte, che spinge l’artista a indirizzare la propria visione creativa verso nuovi orizzonti, che proprio nell’elemento del paesaggio, rivissuto e ripensato in una dimensione moderna, troveranno motivo di ispirazione e di creazione formale e che porteranno alla realizzazione di successivi lavori, presentati proprio in Naturarte, come testimonia il significativo intervento intitolato Madre generosa.

L’attenzione poetica della Tardonato arriva quindi alla definizione di nuove opere, che si concentrano sulla raffigurazione di fiori e di elementi vegetali di grande dimensione, spesso studiati per particolari ambientazioni e realizzati in materiali insoliti per la scultura tradizionale.

Questi particolari lavori prevedono infatti l’impiego di metalli, ovvero di fili di ferro, che costituiscono l’armatura di grandi petali, del rame, evidente soprattutto nelle ultime prove, e poi del tessuto usato nel giardinaggio per proteggere le piante, fino agli inserti in terracotta. Materiali dunque nuovi nel percorso artistico della Tardonato e che appaiono scelti attraverso incontri a volte casuali, nella quotidianità del mondo reale, in cui l’artista avverte la potenzialità espressiva di sostanze che di norma non sono impiegate nel mondo dell’arte.

Queste sculture ci restituiscono dunque frammenti di elementi vegetali, soprattutto corolle di fiori, in una misura quasi gigantesca, come se che la nostra percezione venisse invitata a cambiare punto di vista, a immergersi in una dimensione diversa, quale potrebbe essere quella di un insetto nella grandezza sovrastante del paesaggio: nello stesso tempo, la delicatezza e la fragilità della natura reale appaiono superate nella rappresentazione, nella quale le misure e i materiali rendono una significativa consistenza e una stabilità scultorea ai vegetali reinventati, che però mantengono nomi quasi scientifici, quali Cardus o Tulbent, quasi fossero stati estratti da un gigantesco erbario tridimensionale.

In queste sculture, pensate, tra l’altro, per essere contemplate in grandi ambienti e per interloquire con lo spazio che le attraversa, è inoltre possibile leggere una allusione al senso ultimo dell’esistenza, al suo continuo rigenerarsi, come avviene nei fiori che stanno all’inizio dell’originarsi dei frutti: le corolle dai petali giganteschi si trasformano in metafora della forza costante della natura, del suo continuo scorrere come ciclo della vita.

Questo concetto appare poi in tutta la sua chiarezza in un’altra opera della Tardonato, intitolata Lo schiudersi di Tulipa, nella quale al centro di un fiore dai grandi petali bianchi compare un bambino, realizzato in terracotta e seduto come frutto immaginario in mezzo alla corolla fantastica che si apre attorno al piccolo corpo nudo.

Da questa riflessione e dalla rappresentazione di una natura concepita in uno sguardo di coscienza nasce poi una delle ultime prove della Tardonato, generata da una nuova deviazione nel percorso creativo dell’autrice. Nell’opera Lilium la scultrice inserisce un fiore riferibile ai lavori creati in questi ultimi anni ma qui accompagnato da altre presenze; appare infatti accanto al giglio la sagoma di un angelo, delineata dal profilo di un nastro metallico stagliato su una parete di plexiglass, la cui trasparenza suscita un effetto luminoso e avvolgente: tutta la composizione poggia su un pavimento a piastrelle, di memoria rinascimentale, tra le quali spicca una formella blu, allusione sottile e colta alla protagonista dell’Annunciazione, a Maria e al suo mantello azzurro.

Con questo intervento l’autrice riflette quindi su una iconografia tra le più famose della storia dell’arte, qui rivissuta in una interpretazione personale, nella quale si evidenziano un particolare interesse e una significativa attenzione per l’arte del nostro passato; nell’opera viene inoltre ripreso uno dei motivi tipici della poetica di questa artista, ovvero quello della nascita e dell’origine dell’esistenza, alluso dall’accenno, misurato ma ben presente, alla madre di Cristo, simbolo di vita per eccellenza.

L’itinerario espressivo fin qui percorso da Sara Tardonato mostra quindi una ricerca continua che ha condotto a significativi risultati: pur nelle differenti ma sempre coerenti forme espressive, l’opera dell’artista rivela una riflessione aperta ai mutamenti suggeriti da una sensibilità creativa attenta al valore e alla funzione che può assumere nell’attualità il linguaggio della scultura.

 

Sara Tardonato – Opere

di Francesca Pensa

Testo di presentazione della mostra NATURARTE 2006,
Oratorio dei Santi Simone e Giuda,
Muzza di Cornegliano Laudense, Lodi

La ricerca artistica di Sara Tardonato comincia con l’interesse per la terracotta, che permette alla scultrice, negli anni novanta, la realizzazione di opere nelle quali la figura si mostra come protagonista della composizione: compaiono così immagini di musicisti, di personaggi presi dalla realtà urbana oppure provenienti da mondi contadini trascorsi, di angeli trapiantati nelle nostre metropoli, resi con una plastica che testimonia, nelle superfici ravvivate dal colore e movimentate da un andamento irregolare, il pensiero progettuale dell’artista e il percorso della modellazione. Non raramente, i protagonisti di questi lavori plastici vengono inseriti nei lacerti di una ambientazione, che fanno loro da sfondo e che li completano in una sintesi visiva che si apre all’immaginazione e all’interpretazione di chi guarda.

La rappresentazione attorno alla figura arriva a completamento col tema delle donne bendate e legate a muri e a pareti, con risultati creativi che si avvicinano alla resa di una installazione e con effetti quasi scenografici oltre che plastici.

Ma il percorso della scultrice, guidato da una continua ricerca e da una costante volontà di rinnovamento, perviene, con il tempo di inizio del nuovo millennio, a una profonda riflessione, che trova sfogo nelle opportunità creative offerte proprio da Naturarte, alla quale l’autrice è invitata nel 2000, quando, nell’Antico Arsenale di Bertonico, si apre una collettiva dedicata al tema di Apollo e Dafne.

E’ questo soggetto particolare, nel quale il tema della natura ha una rilevante parte, che spinge l’artista a indirizzare la propria visione creativa verso nuovi orizzonti, che proprio nell’elemento del paesaggio, rivissuto e ripensato in una dimensione moderna, troveranno motivo di ispirazione e di creazione formale e che porteranno alla realizzazione di successivi lavori, presentati proprio in Naturarte, come testimonia il significativo intervento intitolato Madre generosa.

L’attenzione poetica della Tardonato arriva quindi alla definizione di nuove opere, che si concentrano sulla raffigurazione di fiori e di elementi vegetali di grande dimensione, spesso studiati per particolari ambientazioni e realizzati in materiali insoliti per la scultura tradizionale.

Questi particolari lavori prevedono infatti l’impiego di metalli, ovvero di fili di ferro, che costituiscono l’armatura di grandi petali, del rame, evidente soprattutto nelle ultime prove, e poi del tessuto usato nel giardinaggio per proteggere le piante, fino agli inserti in terracotta. Materiali dunque nuovi nel percorso artistico della Tardonato e che appaiono scelti attraverso incontri a volte casuali, nella quotidianità del mondo reale, in cui l’artista avverte la potenzialità espressiva di sostanze che di norma non sono impiegate nel mondo dell’arte.

Queste sculture ci restituiscono dunque frammenti di elementi vegetali, soprattutto corolle di fiori, in una misura quasi gigantesca, come se che la nostra percezione venisse invitata a cambiare punto di vista, a immergersi in una dimensione diversa, quale potrebbe essere quella di un insetto nella grandezza sovrastante del paesaggio: nello stesso tempo, la delicatezza e la fragilità della natura reale appaiono superate nella rappresentazione, nella quale le misure e i materiali rendono una significativa consistenza e una stabilità scultorea ai vegetali reinventati, che però mantengono nomi quasi scientifici, quali Cardus o Tulbent, quasi fossero stati estratti da un gigantesco erbario tridimensionale.

In queste sculture, pensate, tra l’altro, per essere contemplate in grandi ambienti e per interloquire con lo spazio che le attraversa, è inoltre possibile leggere una allusione al senso ultimo dell’esistenza, al suo continuo rigenerarsi, come avviene nei fiori che stanno all’inizio dell’originarsi dei frutti: le corolle dai petali giganteschi si trasformano in metafora della forza costante della natura, del suo continuo scorrere come ciclo della vita.

Questo concetto appare poi in tutta la sua chiarezza in un’altra opera della Tardonato, intitolata Lo schiudersi di Tulipa, nella quale al centro di un fiore dai grandi petali bianchi compare un bambino, realizzato in terracotta e seduto come frutto immaginario in mezzo alla corolla fantastica che si apre attorno al piccolo corpo nudo.

Da questa riflessione e dalla rappresentazione di una natura concepita in uno sguardo di coscienza nasce poi una delle ultime prove della Tardonato, generata da una nuova deviazione nel percorso creativo dell’autrice. Nell’opera Lilium la scultrice inserisce un fiore riferibile ai lavori creati in questi ultimi anni ma qui accompagnato da altre presenze; appare infatti accanto al giglio la sagoma di un angelo, delineata dal profilo di un nastro metallico stagliato su una parete di plexiglass, la cui trasparenza suscita un effetto luminoso e avvolgente: tutta la composizione poggia su un pavimento a piastrelle, di memoria rinascimentale, tra le quali spicca una formella blu, allusione sottile e colta alla protagonista dell’Annunciazione, a Maria e al suo mantello azzurro.

Con questo intervento l’autrice riflette quindi su una iconografia tra le più famose della storia dell’arte, qui rivissuta in una interpretazione personale, nella quale si evidenziano un particolare interesse e una significativa attenzione per l’arte del nostro passato; nell’opera viene inoltre ripreso uno dei motivi tipici della poetica di questa artista, ovvero quello della nascita e dell’origine dell’esistenza, alluso dall’accenno, misurato ma ben presente, alla madre di Cristo, simbolo di vita per eccellenza.

L’itinerario espressivo fin qui percorso da Sara Tardonato mostra quindi una ricerca continua che ha condotto a significativi risultati: pur nelle differenti ma sempre coerenti forme espressive, l’opera dell’artista rivela una riflessione aperta ai mutamenti suggeriti da una sensibilità creativa attenta al valore e alla funzione che può assumere nell’attualità il linguaggio della scultura.

 

Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
Tel 0332.310203
info@saratardonato.com