Sara Tardonato - Scultrice Pittrice

 

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Federico Masedu

Una giovane scultrice varesina, Sara Tardonato, ha ottenuto la prestigiosa dimora di Villa Litta a Lainate per una Mostra personale degli ultimi suoi lavori. "Terra per Angeli" si
intitola la rassegna organizzata dal Comune dell'hinterland milanese e curata  dal critico Debora Ferrari . In effetti per "Terra" si può intendere tanto il nostro mondo ingrato quanto l'argilla plasmata e colorata di cui sono fatte le figure protagoniste. Sara Tardonato si è ispirata alle scene urbane che ci offrono Parigi ma anche Milano - soprattutto negli "inferi" della metropolitana - per realizzare una specie di teatro di piccole dimensioni scandito da personaggi che sono gli angeli del nostro tempo: suonatori di strada, vagabondi, saltimbanchi. Sorpresi nella loro esibizione quotidiana di purezza e solitudine, sono eloquenti anche perché per lo più ambientati da elementi spaziali che fanno di ogni opera un piccolo palcoscenico. Un modellato risentito e spontaneo unitamente ad un cromatismo della materia adoperato in chiave espressiva e allusiva (il suono del sax colora di blu il suonatore…), garantiscono contro un esito pittoresco e descrittivo. Il soggetto ha profondamente colpito l'autrice al punto da farle scorgere la presenza degli angeli in questa esistenze metropolitane avventurose e disperate. Non ancora trentenne, Sara Tardonato si è diplomata prima all'artistico di Varese e poi a Brera in scultura, con varie esperienze successive di insegnamento e di ricerca in proprio. L'ultima produzione è in mostra alla "Villa Litta" di Lainate fino al 17 novembre.

"La Cronaca" 13 novembre, Varese, 1996

 

EREDITA' E DESTINO

Figlia e padre uniti da un cognome lasciato sulle terre e sulle tele, consegnato agli altri perché sia riconosciuto nel tempo quale marchio inconfondibile. Papà Franco è riuscito nell'intento, le sue donne disponibili all'amore, sottilmente ammiccanti, riaffermano nell'arte quell'effimero vitale gioco a nascondino fra i due sessi, che da qui sono da una parte il corpo, dall'altra l'occhio. Sara  invece è alla ricerca di un approdo stabile di stile e iconografico, non lontano e all'interno di un dramma plastico messo in scena dalle sue mani: corpi che narrano avventure interiori.
Entrambi hanno risposto all'urgente richiamo di una testimonianza individuale sulla vita resa in forme d'arte: disegnare, dipingere e modellare per esorcizzare, per trattenere per amare.
 Franco Tardonato aveva talento nel disegno, avrebbe voluto fare "soltanto" l'artista, ciò che gli è riuscito negli ultimi anni della sua breve, febbrile esistenza terrena. La famiglia lo aveva dissuaso dal sogno degli studi artistici, orientandolo verso la più sicura - e rispettabile - professione di  bancario. Un suo grande quadro, "Il bancario" appunto, dipinto nel 1963, può essere letto come una dichiarazione autobiografica dell'autore: egli sta seduto, di spalle, dietro allo sportello in un ambiente severamente costruito, una struttura di piani assai efficace dove ogni elemento dell'immagine è saldamente bloccato e coerente con gli altri, a partire dal colore verde dominante in varie spesse gamme. Lo spazio del mestiere quotidiano è fatto di barriere e costrizioni, il personaggio in primo piano è intento al disbrigo del suo lavoro e non comunica con chichessia se non con le carte, poiché tanto il collega in piedi che la figura al di là dello sportello sono vicini eppure lontani, niente più che ombre. Il bancario è un eroe borghese che resta al suo posto, la pittura qui non descrive la realtà ma definisce innanzitutto un suo potente linguaggio plastico e architettonico.
Davvero una tela grandiosa, forse nel segno del riscatto del pittore rispetto al suo destino quotidiano, con le armi sue proprie in piena evidenza. Un atteggiamento simile, interprete questa volta una donna, impronta anche La ragazza del bar, concorrente al Premio Ramazzotti del 1965. E' un'opera tra le più studiate dell'artista, addirittura si contano tre studi preparatori, tutti in grandi dimensioni. L'esito è impostato sulla figura femminile rimasta sola nel locale al centro di uno spazio insieme realistico  e fantastico, tra tavoli e bicchieri, in armonia con l'ambiente anche se come assente. Persuade l'elegante silhouette della donna, inserita con somma misura nel contesto. Anche il colore provvede coerenza dell'insieme, nient'affatto piatto ma modulato su un verde-acqua corposo e animato dalle rapide tracce del disegno. Questa immagine dovette apparire "da sagrestia" in quegli anni votati agli stili più opposti al figurativo, ma conserva tutt'oggi un suo fascino lieve, per quanto vi è di implicito e inespresso. La donna ha sedotto il pittore da subito, in Autoritratto con modella la complicità è già intensa e verrà poi decantata ma mantenuta nel tempo, dalla più concreta presenza pittorica fino all'erotico idillio degli ultimi anni. Al cospetto del prediletto soggetto della bellezza incarnata nella donna e distillata nella pittura, Franco Tardonato privilegia il disegno e i toni smorzati del colore, spesso il monocromo intriso di piccole "sorprese". La mano è sensibile, accorta, sa scegliere gli scorci più suadenti delle modelle e tralasciare il resto del corpo, così da farlo immaginare. Piacciono gli occhi bassi, l'estasi e l'abbandono, tra sfida e pudore, Nasce una galleria di giovani sorprese nel loro spazio privato, "disabbigliate" e carezzate dall'occhio innamorato. Questo periodo - assai apprezzato e variato nonché riproposto con facilità nelle tecniche grafiche - restituisce il clima decadente e scapigliato di certa borghesia anni '70, rifugiatasi al riparo dagli scontri politici e sociali, intimista a oltranza. L'artista ha insistito molto su questa immagine sensualistica della donna, prelevata dalla natura non senza artificio ma comunque sempre dominata con sensibilità di stile. Il suo fine era forse quello di sublimare l'aspetto carnale con gli umori psicologici più sfuggenti, e anche la sua arte si sottrae a una troppo netta definizione . Rimane da parlare dei paesaggi del pittore, genere dove maggiormente si trova alle prese con la materia del colore. Sono risolti con impasti cromatici densi, dati a spatola ed energici nei primi tempi, quindi alleggeriti e più ariosi, rimanendo sempre poco descrittivi e compatti nella struttura, sorretti dall'impalcatura del disegno unita al ritmo del pennello. Questa simbiosi si rinviene anche negli Appunti di viaggio che l'artista ha riportato da Messico, Grecia, Spagna. Splendidi esempi di scioltezza pittorica sovrapposta ai rapidi schizzi tratti dai luoghi, vividi proprio per la sintesi estrema. Sono fogli liberi, il bianco della carta respira e riluce; spesso la penna prima di tracciare il suo riassunto ha scritto un diario di viaggio che trova il culmine quando l'occhio e l'interesse dell'artista entrano in azione: "Si vorrebbe capire tutto e niente è più bello che provare una sensazione di possesso mentale 'sopra' questa terra pregna di umore" così un appunto volante dal viaggio spagnolo, applicabile anche alla rimanente produzione del pittore, comprese le giovani donne suo ideale da ritrarre nell'illusione di un possesso perenne
Sara Tardonato ha ricevuto dal padre l'irrequieto animo che cerca spunti, primizie e desideri da realizzare, nel suo caso da plasmare in creta. Si è data alla terra alla materia più "originaria". Dalle sue mani, quindi dal forno, sono usciti gruppi plastici dall'accento sobriamente patetico, affidati anche all'effetto di patine e colorazioni. Già di per sé la terracotta ha una tinta naturale assai variabile, ma nel suo caso è l'artista che provvede ad intensificare simbologia, dramma e contrasto con la resa cromatica che danno queste aggiunte, senza troppo compromettere il sapore della creta. La quale fa la crosta in superficie come il pane, difficilmente viene tirata liscia e conserva pertanto sovente un aspetto rustico e schietto. Sara Tardonato si trova così a bilanciare nei suoi lavori, per lo più di medie e piccole dimensioni, qualità intrinseca della materia prima sinteticamente modellata con intervento pittorico successivo, sia esso frutto di ossidi, smalti o semplici patine. La sua esperienza si va arricchendo via via, pur se conserva la scultrice nel suo operato una curiosità e inventiva notevoli. Attualmente, Sara sta portando avanti un discorso di figure umane e figure spaziali che interagiscono, le une non meno importanti delle altre. Sabato pomeriggio, tra le ultime, esemplifica questo teatro di forme nella presenza di un muro connettivo e disgiuntivo, con la sua ricca caratterizzazione divenuto personaggio a tutti gli effetti, quanto le tre figure e i due gruppi arborei.
 La gerarchia che vede la figura principe si va sfumando nei lavori di Sara, sempre più disposti a significativi inserti spaziali non inerti e non solo quinte o sfondi, ma pienamente integrati nella dialettica dell'opera.. Questa nei casi più riusciti, non è puro sistema di rapporti plastici e neppure di facile aneddoto, bensì una sintesi di entrambi. Anche in lavori impegnativi quali Paolo e Francesca e Uomo il peso dei contenuti simbolici e psicologici sposa la scelta precisa e calcolata di linee e tensioni fra gli arti, di angoli e scatti e contrappunti leggibili quali valori di stile. Anche nella serie precedente degli altorilievi con figure singole di donne ambientate tra tetti, ringhiere e finestre, il fresco sapore realistico si univa al modellato rustico e abbreviato, al colore intenso ma sobrio senza eccessi. Gli stessi Musicisti , che hanno dato il La a una rinnovata vena dell'artista, un po' angeli, pur nella dimensione esigua da presepe metropolitano serbano una ragione se non plastica per lo meno compositiva, al di là del loro carattere  prettamente lirico di anime - e corpi - davvero "solisti".
 E' . indubbio che Sara Tardonato , attiva da più di dieci anni (nella scultura soltanto l'inizio), ha ancora davanti a sé la possibilità di dimostrare il suo valore, ad esempio in quel grande formato che "sente" dentro, soltanto rinviato e sinora appena assaggiato. Per il momento ha trovato una personale dimensione creativa nella terracotta sottoposta a diversi trattamenti "a fior di pelle", una sua specialità che deve restare anche una necessità del pezzo. Stilisticamente, ha elaborato un moderato espressionismo in parte insito nella materia, negli strumenti e gesti che essa comporta, in parte legato ai temi trattati: solitudine, incontro, tentativo di dialogo, perdita. La ragazza guarda a Vangi come un semidio e continua a ritenere il figurativo in scultura terreno fertile ancora da esplorare. Forse troverà anche Sara come già il papà, una via artistica di elezione, quella firma tutta sua che va cercando. Suo padre lo ha ritrovato pubblicamente e volutamente al Chiostro: nel cognome una sola vocazione.

Dal catalogo della Mostra "In arte Tardonato", Chiostro di Voltorre, Varese,1997

 

Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
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