Nella primavera di quest'anno la nostra Sara Tardonato a soli 23 anni, ha debuttato nell'arte con la sua "prima" personale alla Galleria Spada di Varese.
Molta gente all'inaugurazione e molti visitatori tutti i giorni di apertura. Lusinghieri i commenti dei critici e molti incoraggiamenti per questa coraggiosa debuttante. Qualcuno potrà dire che Sara si è trovata già la strada aperta dal nome di suo padre ancora molto vivo tra gli amici. Ma non basta nella vita trovarsi la strada aperta, occorre il coraggio di percorrerla; capacità, coraggio, orgoglio puntiglioso non fanno certo difetto in lei. L'impressione nostra è che Sara sa dove vuole arrivare anche se potrà sembrare strano parlare di arrivo per una che incomincia.
Però per bene incominciare e partire con il piede giusto bisogna avere già chiaro in testa dove si vuole arrivare. Questo o questi traguardi nessuno meglio di lei li può sapere.
In un'intervista scritta per Atomo, il giornale dove suo papà Franco per anni aveva collaborato, lei stessa ha voluto dircelo.
D Tuo papà Franco usava mettere in tutti i suoi disegni un piccolo cerchio. Rappresentava più che un portafortuna scaramantico o una sigla personale, il suo punto di arrivo. Il cerchio è sempre il simbolo della perfezione. Non so se anche tu metterai un cerchio nelle tue opere, ma un cerchio anche se non disegnato, ci sarà comunque nella tua mente.
Dove vuoi arrivare? Qual è il cerchio nel quale vorrai entrare sempre di più?
R Sono convinta che ognuno di noi possieda nella propria interiorità la sua meta. Una meta a volte apparentemente oscura, celata dalle problematiche quotidiane e dalle inesperienze premature.
E' vero, papà ha sempre tenuto presente fin dalle sue prime opere quell'<<aura>> di armonia e perfezione che si concretizzano in una sola figura: il cerchio.
Cerchio come sede di conoscenza, come ricerca assidua nel tempo, come bersaglio, ma soprattutto come funzione inarrestabile della ciclicità vitale.
La <<nostra>> ciclicità è proseguimento nel tempo, testimonianza della mia innata esigenza di esprimere sentimenti ed emozioni attraverso il veicolo dell'arte e guardo caso proprio come lui.
D La memoria personale ed artistica di tuo padre è ancora molto viva in tanti Suoi amici che poi sono diventati anche i tuoi.
Cosa pensi che vedano di tuo padre nelle tue prime opere?
R Anche se l'espressione a me più congeniale è la scultura attraverso la quale ritrovo più me stessa, nei dipinti è vero, esiste una sorta di proseguo del suo lavoro. Del resto, essendo stato il mio primo maestro, è naturale che il mio stile si sia formato sulle sue precedenti esperienze. E poi non dimentichiamo: sono sua figlia!
D E tu che cosa pensi di aver ereditato da tuo padre come persona e come artista? Dove gli somigli e dove invece sei diversa?
R Come ripeto, vivere nella famiglia in cui un artista si forma è fondamentale, è alla base dell'impostazione primigenia.
La sensibilità all'arte, l'amore per il bello, l'essenziale o il ricercato è tutto ciò che si impara senza saperlo. E' vivere e insieme crescere nell'arte con quella mentalità e dedizione che un po' si impara.
Tra me e papà esiste una profonda differenza: io sono donna, Lui uomo e come tali siamo scissi da quell'aspetto caratteriale che nulla toglie, ma tutto poi divide. Le differenze sono scegliere un modello maschile piuttosto che uno femminile, il modo di guardare il modello scelto definisce una discrepanza sensitiva che crea paradossalmente il riconoscimento di un artista da un altro, anche se l'uno nasce da quest'ultimo.
D Cos'è l'arte per te, in particolare l'arte della scultura? L'artista nelle sue prime opere esprime le sue situazioni esistenziali o quello che il pubblico attende da lui?
R Dire arte è dire universale. Ed è proprio dentro questa universalità che si stabiliscono ottiche di identità ed espressione differenti, due delle quali sono la pittura e la scultura. Estremamente vicine l'una all'altra in quanto entrambe possono <<rappresentare>> l'uomo nella sua totale identità fisica.
Pittura come esperimento, come confronto, come paura, come timore del non essere, come immagine taciuta e dimenticata, ma soprattutto come traduzione immediata della pura idea. La scultura di conseguenza risulta essere il perfezionamento dell'idea, la traduzione concreta e tridimensionale di un momento apparentemente trascurato, che sigilla nella sua materia la poesia di un istante.
Poesia come messaggio per chi l'ascolta, per chi si arresta in un istante, per chi non cerca più di quello che non coglie. Questa scultura tanto cara a Michelangelo poiché a detta sua più completa e reale di un dipinto. Ma al di là delle citazioni mi sento veramente più attratta dalla materia, dalla consistenza e resistenza del materiale: terracotta, pietra o bronzo che sia. Un'esperienza tridimensionale come gioco-lavoro e sacrificio, infinitamente più legata all'assetto reale del quotidiano.
D Quali sono le tentazioni che un giovane artista deve saper superare se vuole andare lontano?
R Può essere deleterio cercare subito il traguardo, quello stesso che non si identifica se non dopo anni di impegno, sudore e tanta buona volontà.
D I tuoi programmi per questi primi anni, cosa prevedono?
R Prevedo ancora tanto studio per il futuro, poiché anche attraverso la conoscenza si possono individuare percorsi svariati, liberi da presunte mode e immortali nel tempo.
<<Atomo>> che si onora di aver ospitato questa tua prima intervista, si augura di seguire il tuo cammino artistico e di felicitarsi con te per tutti i passi in avanti che ti porteranno sempre più vicino al tuo cerchio ideale. Ti auguriamo di non avere mai la sensazione di averlo raggiunto.
Personalmente.
Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
Tel 0332.310203
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