Sara Tardonato - Scultrice Pittrice

 

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Debora Ferrari

"Viaggiare è l'opposto che stare a casa.
E stare a casa vuol dire essere intrappolati."
WIM WENDERS, Il cielo sopra Berlino, 1987

Viviamo in un mondo che crediamo di conoscere ma spesso non riconosciamo. Le nostre 'società complesse' ci obbligano a vite programmate in ritmi precisamente scanditi e vissuti individualmente in singoli tunnel quotidiani, che spesso divengono solitudini e isolamenti anche nelle grandi folle metropolitane. Nasce il bisogno allora di volare talvolta al di sopra dell'esistere e mettersi dalla parte dell'osservatore esterno e obiettivo che contempla le forme, i corpi, il vivere inerte o frenetico degli esseri per ritrovare la pace della meditazione, della verifica.
E' un viaggio. Un ritorno. Meta: La scoperta - riscoperta del proprio mondo, quel mondo vicino e abituale che non conosciamo abbastanza.
E' una condizione soprattutto dell'artista (di ogni tempo) e ancora più del giovane artista, in fase esplorativa sia nelle forme che nelle materie che nella vasta spazialità dello spirito. Eccoci allora al punto di confronto e di verifica della scultura di Sara Tardonato, giunta con questi lavori ad una svolta cruciale della sua produzione, della sua ricerca. Sara è una artista giovane non solo una giovane artista, perché è agli inizi di un lungo percorso che compirà d'ora in poi, il cammino dell'espressione personale marchiata a fuoco dall'impronta unica e inconfondibile del suo artefice. Non che le esperienze precedenti, le passate esposizioni e quindi le verifiche pubbliche non le abbiano lasciato segni di trasformazione importanti, ma dalla passata creatività a quella odierna, esposte nell'attuale mostra, c'è un sostanziale cambiamento: l'interiorizzazione delle forme e della materia, l'aver individuato un proprio cammino e l'averlo intrapreso, non senza difficoltà.
La scultura ha già delle difficoltà oggettive ben conosciute e una giovane scultrice deve fare i conti con la storia, con le tendenze contemporanee, con la propria poetica creativa, poi cercare sperimentare produrre tecniche e materie e alchimie segrete per raggiungere l'esito sognato, con la fatica del lavoro, con lo sforzo fisico oltreché mentale di plasmare la terra, come nel caso specifico di Sara Tardonato.
Il confronto con la grande tradizione, la storia dei maestri, la vediamo qui in sculture coraggiose come Paolo e Francesca, del 1994, di rodiniana memoria per l'automatico bisogno di un giovane artista di seguire le orme dei grandi nei propri primi passi per non perdersi, ma con una dimostrata capacità di sentire e ricreare pesi e volumi in torsioni e dinamiche corporee che la materia fedelmente restituisce. Ritroviamo poi nei rilievi, nei teatrini con figure precisamente ambientate, l'eco - non la citazione - il gioco bicromatico "cattivo" perché quasi primitivo ed essenziale come nei Della Robbia, e sfondamenti aperture in pareti che fungono da quinte che ci rammentano Martini. Sono tracce del cammino percorso fin qui. E se un collegamento dobbiamo cercare nella tradizione della scultura ceramica italiana del novecento la mente corre ai nomi come Fancello, Petucco, De Salvo, ma si inserisce anche contemporaneamente in situazioni odierne di ricerca scultorea con la figura e il corpo al centro dello sviluppo materico-spaziale (come nei casi di Bergomi o della Roth).
Dopo una meditata pausa Sara Tardonato ha dunque cambiato registro e con questa nuova ricerca che ci offre angeli metropolitani, musicisti, attori sul proscenio, realizzati tra il '95 e il '96, dimostra la propria coerenza ma anche l'ormai mutata sensibilità verso direzioni più decise, più sue. La materia è sempre la terracotta, ma ora la sperimentazione con gli smalti ha il suo esito, il suo equilibrio e le sue forti tensioni, il cromatismo le serve per "vestire" i corpi dalla cui nudità d'animo rifugge. Le dimensioni si sono ridotte perché l'artista sta ancora prendendo confidenza con questo nuovo mondo, lo sta incontrando, lo sta intervistando e tutta quest'ultima produzione è attraversata da 'bisbigli d'immortalità', per dirla alla Eliot. I soggetti: siamo noi. I soggetti sono un soggetto: l'uomo metropolitano. I soggetti sono spesso trasfigurati: l'angelo-barbone, l'angelo-musicista (perfettamente nella sua tradizione iconografica!), l'angelo mendicante, l'attrice nutrice, l'attore-attore, la carità-maternità. Ci sarebbe da scrivere decine di pagine sul significato di queste figure, sul loro acuto rimando simbolico, ma un dato risulta più urgente e assoluto: la quieta normalità di questi personaggi, il loro essere proprio come
sono e come li incontriamo quotidianamente tra i sedili del metro, al capolinea degli autobus, all'angolo di una strada, forse come siamo anche noi, quotidianamente, immersi nei nostri pensieri, per come gli altri possono vederci. Ecco allora il tema del viaggio, del volo, del distacco, nella ricerca per riappropriarsi di questo mondo sconosciuto.
Una cosa poi mi colpisce nelle opere di Sara Tardonato: la continua costante presenza di un occultamento spaziale, la necessità del limite, del confine, del muro. "L'uomo e la sua costruzione sono la stessa cosa - mi ha detto proprio lei- è un'abitazione dentro. Come dire una nicchia, una scorza che si deve avere per manifestarsi agli altri, ma anche i legami che abbiamo con gli altri". E in questo bisogno di chiudere, di delimitare la materia e il piano narrativa dell'opera, c'è una precisa volontà di sfondamento e superamento: proprio come gli angeli, che passano anche attraverso i muri; proprio come gli sguardi di molti disadattati che trafiggono la nostra impenetrabilità col semplice loro esistere; proprio come la musica che da un quartiere latino si libera rompendo le barriere della solitudine e del silenzio.
Queste opere, queste sculture, sono terra per angeli (urbani, ovviamente) senza paradiso, ovvero sono carne per i messaggi di un oggi inesorabile del mondo e delle società che possono ritrovare la salvezza in una diversa presa di coscienza reciproca. La terracotta di Sara Tardonato ha i connotati della forza, della critica, della capacità di plasmare quest'idea in una direzione fresca, nuova, personale. La plastica figurativa può dare ancora molti risultati quando a muoverla c'è una coscienza criticamente, tecnicamente e poeticamente preparata, soprattutto giovane e testimone del proprio tempo. Ci vuole il coraggio, della verità, la forza del nulla, della semplicità, talvolta dell'imprevisto. "Io sono convinto che la scultura sia l'arte dei ciechi- scriveva Arturo Martini - come la musica è l'arte dei sordi. Non bisogna né vedere né sentire perché la nostra più grande creazione è nel nostro spirito oscuro e informe."
Ogni sera, al capolinea dell'ultimo treno, quando scendo i tre scalini di ferro penso: quanti dei volti incontrati oggi non ricordo, Signore. Tra di loro certamente c'erano angeli. Questi lavori ce ne rendono alcuni. Forse tutti potremo ritrovare i nostri angeli.

Dal catalogo della Mostra "Terra per angeli", Villa Litta, Lainate , Milano, 1996

 

Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
Tel 0332.310203
info@saratardonato.com