Come in un fremito, la materia si avvinghia a se stessa, si torce, si rafforza; come in un fremito il suo sguardo esula, mai remissivo, ma scruta oltre. Sfida o cerca un rifugio. Tornano versi di una canzone arcinota; piccola e fragile. Ma così forte nel trasfondere energia alla sua scultura, generalmente contenuta nella dimensione ma grande nel sentimento di libertà, di volontà apolide oltre la traccia del consueto. E per consueto si intende il ripercorrere usuali passi, rispetto delle regole e compiacenza ai dettati sociali.
Che forza questa piccola ribelle bionda, due occhi lontani, dolcemente freddi, l'apparenza del dialogo ma la realtà dell'isolamento; lei che non forza per compiacere, non sgomita per conquistare: interroga e provoca. Preferisce l'assenza al provino. La solitudine al prefabbricato. Giovane, il sentimento della convinzione, eppure talvolta la consapevolezza della crisi, la tentazione del dubbio, la centrifuga di mille quesiti e poi il giro di volta, la chiave per proseguire e risalire la scala anche quando la pioggia la rende scivolosa, infida o impervia.
Sara si affligge un po’, poi combatte, poi decide di lottare; infine percorre la salita sdrucciola. Poi corre bionda e agile, perché ha gli anni per farlo e la voglia dentro, per lottare tanto e scolpire l'esistenza. Attenta al circostante, lo sguardo allenato al ritratto, a cogliere il risvolto psicologico, poche le parole, rari i giudizi, Sara ascolta con la saggezza della semplicità; coglie, filtra, sintetizza. Come segnale impercettibile l'occhio guizza e le luci dinamiche, corre improvviso e capta il dato.
(...) Le mani esili di Sara sanno diventare morse nella materia e scalfire un segno che rimane. Incidono, segnano, traducono la cosa in anima.
Sono personaggi isolati, figure dense di un racconto proprio, non narrato ma proposto all'intuizione, aperto alla lettura così come l'uomo è disposto al dialogo e attende.
I personaggi di Sara Tardonato sono brani quotidiani di una società imbellettata a nascondere le rughe. Sono le verità silenziose, umili o intime oltre il clamore audio video. Sono annotazioni, scarne e per questo intense, tanto vere da urtare spesso il comune senso del quieto vivere e connotare Sara come una ribelle che dovrà tracciarsi da sola il percorso perché non troverà facilmente chi le spiani i dossi o disponga soffici stuoie¼
"Il Nuovo Giornale di Bergamo", Bergamo, 13 Agosto 1998
Nel 2006 si è varato il programma di Acquisizioni a incremento delle Raccolte del nostro Museo. Un progetto pluriennale coerente con le linee direttive che determinano il calendario mostre nell’ottica dell’Arte Contemporanea e specificatamente, nell’attualità in Lombardia.
Oggi si inaugura la seconda edizione, presentando in “Acquisizioni 2007” cinquanta opere recentemente confluite nel patrimonio del Museo. Giungono alle Collezioni permanenti di Maccagno grazie alla liberalità di Collezionisti e alla disponibilità degli Artisti che sensibilmente animano dialogo di continuità con l’istituzione e con il Pubblico.
Le opere testimoniano personalità e ambito intellettuale dei singoli Autori, poetiche e linguaggi, rafforzando il dibattito acceso nel corso delle esposizioni realizzate e ribadendo in coerenza gli argomenti trattati a definizione di un percorso di confidenza.
L’incremento delle Raccolte sottolinea la dinamica del Museo e ne evidenzia l’essenza “in divenire”, concetto fondamentale per un Ente radicato nel contesto sociale in continua evoluzione e votato non solo alla documentazione ma alla comunicazione articolata dei valori odierni nel territorio.
La funzione del Museo si esplica sempre più lontano dalla percezione di stasi o sedimentazione inanimata e si propone invece in operatività correlata nell’approfondimento e nella dialettica dei contenuti ben oltre la pura dimensione contemplativa.
L’importanza di una Raccolta sempre più ampia pur nel rigore di scelta e nella qualità delle opere, non consiste solo nell’aspetto formale, o accessorio “di bandiera”, ma consente la strutturazione in proprio di un esauriente percorso di lettura e fornisce gli strumenti idonei per iniziative didattiche, tavoli di approfondimento e incontri esplicativi. Nella fisionomia di un Museo la raccolta non deve risultare elemento collaterale ma divenire anzi l’ossatura dell’istituzione, il tessuto fondamentale sul quale innestare poi, nella coerenza dell’approfondimento e nell’ampliamento della trattazione, i temi citati nell’attività espositiva e nel dibattito conseguente.
I progetti si delineano a tavolino ma si concretizzano poi nella sinergia dei partecipanti. Giunga dunque un forte ringraziamento a chi condivide e favorisce i programmi del nostro Museo, dalle Istituzioni ai Privati, dagli Artisti ai Visitatori, unitamente ai Collaboratori e ai Volontari che operano per il miglior esito nella quotidianità dell’impegno.
Sergio Alberti, Jania Arnolj, Sandro Bardelli, Anna Clara Feltrami, Paolo Bonaldi, Angelo Bordiga, Flora Bravin, Wanda Brogli, Angelo Cagnone, Giancarlo Cazzaniga, Gianni Cella, Lino Di Vinci, Alessandro Docci, Oreste Ferrando, Mauro Fornari, Gaetano Fracassio, Grazia Gabbini, Gianantonio Gennai, Giuliano Grottini, Antonio Marchetti Lamera, Adriana Marchetto, Antonio Miano, Maria Molteni, Marcello Morandini, Ettore Moschetti, Sandro Negri, Giancarlo Ossola, Vincenzo Parea, Raffaele penna, Giangi Pezzetti, Massimo Piazza, Lorenzo Pietrogrande, Arnaldo Pomodoro, Dolores Previstali, Mario Raciti, Mario Radice, Chiara Ricardi, Charlotte RitzoW, Giovanni Sala, Sergio Sansevrino, Giusi Santoro, Stefano Soddu, Luiso Sturla, Sara Tardonato, Anna Maria Targher, Armanda Verdirame, Mario Vergani, Giorgio Vicentini, Bruno Zappetti, Marco Zuppelli.
Motivi e percorso
Il Museo cresce e assume fisionomia. Inizia a scolpire la propria storia e, se non si perderà lungo il cammino, come purtroppo accade ai giovani e anche ai giovani enti culturali, saprà divenire adulto e rendersi utile alla società. E’ un concetto antico e un poco in disuso, forse persino caduto in oblio ma lo insegnava Thomas Hobbes quattro secoli or sono. Corrispondere alle necessità collettive, interagire dinamicamente e attivamente nel meccanismo della comunità, in funzione della quotidianità e, ovviamente, della continuità e del progresso. Progresso. Un altro concetto grande e bello, cinicamente poi travisato sino a divenire infingardo e fellone. Un tempo, tradotto in parole povere, significava stare meglio di tutti, usufruire di parità di diritti e guardare al futuro con serena fiducia, per sé e tanto più per i figli. Oggi è un po’ diverso, significa entrare nel novero di quelli stanno bene perché gli altri stanno male. Il discrimine è netto e si salvi chi può, a tutti i costi, basta guardare in faccia alla realtà.
Chiusa la parentesi, ma era opportuna perché un Museo non deve vedere solo arte bensì aprirsi al circostante per fotografare, testimoniare e scolpire il contesto sociale, rimane il dato di fatto.
Nato di recente, pochi anni non sono nulla in confronto ai tempi della storia il Museo Civico di Maccagno compie grandi passi per essere lombardo e porsi in proiezione nazionale.
Nel volgere di pochi anni quasi superando di un balzo la fase adolescenziale, è transitato dall’età infantile alla maturità della consapevolezza. Allora non sapeva cosa fare da grande, oggi è conscio della propria vocazione.
Nato dal desiderio e dalla tenace volontà di un iniziatore fortemente motivato dalla donazione della propria raccolta, Vittorio Giuseppe Parisi, pittore e scultore di lungo corso, il Museo intende oggi configurare una testimonianza del panorama lombardo interpretando l’ambito geografico non in senso puramente stanziale ma dinamicamente aperto al fervore e alla dialettica che anima il mondo artistico. Un monitoraggio della vitalità odierna, dimostrazione del fermento che ancora accende e rinnova la tradizione di un territorio assolutamente vivo nella storia e nel tempo.
L’Arte non è morta e nemmeno in stand by, a dispetto degli archeologi della modernità che focalizzano con grande ardore quanto è già visto, già noto e già storicizzato. L’Arte è viva nel nostro divenire, è specchio della nostra realtà e attenti a dire che non è granché : perché significherebbe affermare che non sono granché i nostri attuali valori.
La vitalità dell’Arte oggi si scontra, oppure si arena, nella latente staticità del mercato che ha assunto proporzioni enormi, ha subissato equazioni e parametri, ha stravolto ogni logica misura. Se un autore contemporaneo vale in moneta come e più di un Mantegna o di un Masaccio, equivale a dire che la casetta costruita dal geometra qualsiasi vale più del chiostro del Bramante. Ridicolo ma vero. Assurdo ma reale. Incredibile ma attuale. Eppure la spiegazione esiste: il progettista qualunque si può rinvenire dappertutto, Bramante non è più disponibile agli affari. E il mercato é il mercato, non ha mai fatto voto etico.
Ora, mentre come in un film scorrono le immagini di un passato sempre più importante e più ricco, normalmente languono o faticano le documentazioni del presente, destinate semmai alla celebrazione postuma e alla rilettura di recupero.
Perché in locandina appaga sempre il grande nome roboante e le giovani compagnie possono semmai aspirare al teatro di periferia. E perché lavorare stanca, come sempre, anche nell’arte, dove sei colto se citi Picasso ma non sei nessuno se dici che quel tal giovane dimostra talento.
Allora il Museo si pone un quesito: si domanda cosa occorra alla società; si chiede se adeguarsi alla moda dell’effimero, del titolo a caratteri cubitali, del grande nome benché poco rappresentato; oppure fare ciò che deve fare un museo, ovvero testimoniare, valorizzare e conservare per registrare un percorso appartenente al territorio, alla sua storia e alla sua evoluzione.
E cresce. Dotandosi di elementi, pagine, reperti, perché tali saranno nel tempo, perché un museo
non nasce e non vive per essere oggi e scomparire domani, non si identifica nel temporaneo e nemmeno nel transitorio, non parla di evento ma di tempo. E’ diverso. Di evento parlano sismologhi, geologi e meteorologi. Il Direttore di Museo il Conservatore o l’Addetto stampa, parlino d’arte e di cultura, perché più appropriato; e si occupino della continuità, della consequenzialità dei valori, del potenziale educativo e della pertinenza sociale. Si ricordino che una mostra non è una esibizione, anche se nella lingua inglese questa è frequente traduzione. Tanto più rammentino che la mostra non è esibizione di se stessi ma dei contenuti, che auspicabilmente saranno profondi e intensi.
Ed ecco che un Museo, che ragiona da adulto, che riscontra avvallo nel proprio Comune e gode partecipe attenzione di Patrocinio e vicinanza della Provincia e della regione, che estende la propria ottica oltre il bacino del proprio ambito e delle voci locali per dotare la sua Comunità di una prospettiva ampia, aperta a grande territorio, disponibile e dinamica a confronto e dialogo con una realtà ben più vasta ed eterogenea.
Un Museo in crescita senza falsi pudori e senza complessi di provincialismo, libero di pensare nella giusta dimensione, privo di freni faziosi, sudditanze dipendenze da col lateralità, unicamente teso, come si usava una volta, alla concretizzazione dell’ideale, inteso come meta e non astrazione, di documentazione e affermazione dei valori culturali del nostro territorio e del nostro tempo.
Sara Tardonato
Scultrice Pittrice
Via Simoni, 7
21100 Varese
Tel 0332.310203
info@saratardonato.com